Il Palazzo nel 1932

Il Palazzo delle Borse, nell'edificazione originaria, si estendeva su 6.450 metri quadrati, in parte già sede dell'Unione Cooperativa. Nel cortile coperto di quest'ultima fu posta la Borsa delle Sete e dei Bozzoli con ingresso dalla via Meravigli; nell'ingrandito salone di vendita, accessibile dalla via san Vittore al teatro, fu posto il Mercato effettivo dei Cereali e in un locale annesso, a pianta ovale, il Mercato a termine dei Cereali.

Il fabbricato verso via san Vittore al teatro, venne invece completamente demolito e sulla sua area trovarono posto i grandiosi nuovi locali della Borsa Valori, fra cui la Sala delle Grida: uno spazio concepito come una grande piazza coperta.

Nella Sala delle grida tutte le  sale destinate alla contrattazione, furono subito note per la modernità e la funzionalità delle tecnologie messe a disposizione, una tradizione sempre rinnovata nelle successive ristrutturazioni.

Al primo piano del nuovo edificio era stata predisposta la Borsa dei Vini, costituita da una sala a pianta ovale per il mercato “legalizzato” e da un salone quadrato per il mercato “a termine”, congiunte l'una all'altra da una galleria in cui trovavano posto le apposite bacinelle, messe a disposizione per gli assaggi dei vini.

Le quotazioni dei 78 titoli allora ammessi alla Borsa di Milano apparivano su un enorme quadro luminoso elettrico, il più grande costruito allora in Italia a seguito di un concorso internazionale: si trattava di un'installazione estremamente complessa di calamite, apparecchi ottici di proiezione e “relais” che veniva più agevolmente manovrata da un solo operatore; le altre pareti recavano colonne di segnalazioni luminose numerate per chiamare gli agenti al proprio telefono.

Gli agenti di Cambio avevano un ingresso e un guardaroba separati da quelli del pubblico, 200 posti a sedere e 120 scrivanie ciascuna a tre telefoni: per le chiamate interne, per le urbane e interurbane e per il collegamento diretto ai propri uffici o alla propria banca. Gli altri servizi posti nelle salette intorno alla Sala delle Grida erano gli uffici per la posta leggera e per il telegrafo e una sala di scrittura per il pubblico, 76 cabine telefoniche e 47 cabine in sale separate, per un totale fra tutte le borse di 300 cabine e 800 apparecchi telefonici.

Furono qui all'avanguardia anche le progettazioni degli ascensori, i primi ad esecuzione automatica delle chiamate simultanee, ed i sistemi di riscaldamento e condizionamento funzionanti con acqua e vapore lavati e filtrati nei sotterranei.

La superficie esterna dell’edificio si conserva ancora oggi senza alterazioni. Il fronte dell'edificio fu voluto monumentale, alto alla sommità 36 metri. Fu costruito in blocchi di travertino con sculture ad opera di Leone Lodi e Gemignano Cibau, raffiguranti i “Quattro Elementi” allegorici della ricchezza economica. I fianchi vennero finiti con un’alternanza di mattoni a vista e tratti di travertino a cui fu aggiunta una targa in marmo con lo schema dei ruderi del Teatro romano i cui resti erano appena stati scoperti nelle profondità del sito in costruzione.

Il volto definitivo della facciata per frutto di elaborazioni successive, testimoniate negli archivi da diverse varianti intermedie che progressivamente si avvicinano al progetto finale, nella ricerca di un classicismo monumentale che fosse facilmente riconoscibile ai cittadini per i suoi richiami evidenti all'architettura romana.

Storia del palazzo Storia del palazzo
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